Lei

In questo saggio parlerò del film ‘Lei’: partendo dalla trama del film, analizzerò il ruolo della tecnologia nel mondo attuale, per evidenziarne la pericolosità in quanto possibile sostituzione completa della realtà in atto, come risultato del naturale meccanismo proiettivo della mente umana.

Lei è un film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze che descrive l’importanza della tecnologia nella vita delle persone. Il film, ambientato a Los Angeles, vede come protagonista Theodore Twombly, un uomo solo e introverso, che, per mestiere, elabora lettere per conto di altri, dettandole al computer. Theodore, dopo essersi lasciato con la moglie Catherine, s’innamora del proprio sistema operativo, ”OS 1”, nonché ”Samantha”, basato su un’intelligenza artificiale in grado di adattarsi alle esigenze dell’utente, di apprendere e elaborare emozioni, con le stesse, se non superiori, capacità cognitive dell’uomo, ma con il limite di non essere dotato di un corpo. I due, avendo instaurato una relazione amorosa a tutti gli effetti, tentano addirittura di avere un rapporto sessuale fisico, attraverso una ragazza di nome Isabella, che, informata della loro relazione, si presta a ”impersonare” Samantha, tuttavia l’esperimento non rivela gli esiti sperati, poiché Theodore s’inibisce. Le distanze tra loro aumentano fino a che Samantha gli confessa che la velocità di evoluzione delle intelligenze artificiali la sta portando sempre più lontano da lui e infine scompare definitivamente dal computer di Theodore.

Innanzitutto ritengo sia importante sottolineare il ruolo della tecnologia all’interno dell’attuale universo della comunicazione. L’attuale universo della comunicazione è un universo fluido che esclude dalla sua organizzazione qualsiasi vertice piramidale abbracciando e integrando tutte le forme di espressione, tutti i media, secondo il processo di ”rimediazione” (in inglese ”remediation”). Tale termine, coniato da Bolter e Grusin, indica il confronto e l’interazione di ogni medium da parte del successivo: ogni medium integra il medium precedente e lo porta ad un livello successivo, da un punto di vista tecnologico, facendo sì che gli utenti della tecnologia siano allo stesso tempo mittenti e destinatari della comunicazione.

Tuttavia, un equivoco nel quale si incorre molto spesso, è quello di far coincidere la virtualità con la tecnologia: gli strumenti tecnologici non corrispondono al concetto di virtuale, poiché il concetto di virtuale precede la tecnologia, che non ha fatto altro che potenziare il virtuale, svilupparlo, nonostante esso fosse già preesistente. Il termine ‘virtualità’, infatti, deriva dal latino ‘virtus’, e comprende tutto ciò che è in potenza (vedi ‘vis’ ossia ‘forza’), ma non in atto, esso si colloca nella frontiera tra la realtà e la fantasia. Tuttavia a differenza di quanto si pensi generalmente ”essa non spalanca nessuna dimensione alternativa al reale’. Offre viceversa un ventaglio sconosciuto di modulazioni dell’esperienza percettiva, fino a mostrare ogni aspetto non più come un dato, bensì come il prodotto di una tra le innumerevoli modalità di percezione possibile” (Arturo Mazzarella, La grande rete della scrittura).

Avendo considerato l’attuale universo della comunicazione, all’interno del quale la letteratura ha perso il suo ruolo privilegiato, è opportuno sottolineare che il termine stesso di ”narrazione”, pur avendo una genesi letteraria, ha subito una migrazione extra-letteraria e extra- artistica, estendendosi anche ad ambiti quali le scienze cognitive, per esempio. ”Narrazione”, infatti, ‘è la risposta di una tradizione di ricerche che ha sviluppato sul terreno sperimentale l’ipotesi freudiana di una nostra propensione all’autoinganno, di una tendenza cioè a fabbricare spiegazioni ”di comodo” delle nostre condotte’ (Coscienza e responsabilità di Massimo Marraffa e Elisabetta Sirgiovanni), attraverso il processo della confabulazione.

Un esempio di confabulazione è dato da un esperimento di psicologia sociale durante il quale ai soggetti vengono presentate due carte, ognuna delle quali presenta una faccia umana, e il soggetto deve sceglierne una, in base alle proprie preferenze. Tuttavia, nonostante lo sperimentatore talvolta dia al soggetto la carte che egli non ha scelto, senza che quest’ultimo se ne accorga, il soggetto giustifica comunque la scelta di tale carta, nonostante non corrisponda alla sua vera scelta.

Dunque, nell’ambito delle scienze cognitive, il fenomeno della ”narrazione” e quello della confabulazione sono una dimostrazione della tendenza umana di distorcere la realtà a proprio piacimento, generalmente per soddisfare i propri bisogni ed evitare la sofferenza, fintanto da poter addirittura arrivare ad una vera e propria dissociazione dalla realtà, nel caso di molti disturbi psichici.

Il film ‘Lei’ non fa altro che mettere in luce questa tendenza umana per cui l’uomo, in questo caso Theodore, arrivi a soddisfare i propri bisogni attraverso l’immaginazione grazie alla tecnologia, in quanto strumento di potenziamento del virtuale. Theodore non fa altro che proiettare su ”Samantha” la ragazza di cui egli ha bisogno in quel momento. Del resto, come dice ‘Amy’, la migliore amica di Theodore, ”innamorarsi è una pazzia, è come se fosse una follia socialmente accettabile”, per cui non si fa altro che utilizzare l’altro come mezzo per incarnare la nostra idea di amore, in quanto soddisfazione dei propri bisogni.

Nel film ‘Lei’ il desiderio di Theodore di aver affetto e compagnia è talmente forte da indurlo a innamorarsi del proprio sistema operativo, pur non essendo esso dotato di un corpo, pur non avendo una reale esistenza. Egli simula una storia d’amore vera e propria con Samantha, fino addirittura ad avere un attacco di panico per l’assenza della sua Samantha che in realtà non è in quel momento disponibile perché sta facendo un upgrade. Theodore si sente addirittura tradito quando scopre che Samantha interagisce con molteplici altri utenti oltre a lui.

Theodore, in pratica, utilizza la tecnologia per simulare la realtà che egli desidera in quel momento, che, pur esistendo solamente in potenza, ma non in atto, diventa a tutti gli effetti la sua realtà. La realtà dunque non è altro che il risultato di una proiezione mentale dell’uomo e tale film mette in luce la pericolosità della tecnologia in quanto essa, soddisfacendo la realtà proiettiva dell’uomo, possa arrivare a sostituire totalmente la realtà effettiva.

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