Lessico e semantica

Argomentare perché le parole sono polisemiche in relazione al significato che esprimono. Illustrare inoltre i diversi modi, sistematici e non, in cui le parole vengono ad avere estensioni di significato. Approfondire la ricerca attraverso l’uso di un corpus.«L’ambiguità complementare (o polisemia) è il caso di una forma lessicale che ha più significati che hanno una relazione più o meno evidente tra loro» .

La maggior parte delle parole sono polisemiche, perché proprietà della lingua è di essere economica. Possiamo notare che la polisemia riguarda più il verbo che il nome, perché il verbo, indicando un’azione, è incompleto, e quindi ha bisogno di un completamento. Uno stesso verbo viene usato con vari e diversi significati.

Nonostante la polisemia sia un fenomeno che può apparire casuale, specialmente se valutato in relazione a singole parole e a lingue diverse, spostando l’attenzione sull’intero lessico è possibile individuare dei chiari schemi di polisemia, cioè delle alternanze sistematiche di significato, proprie di intere classi di elementi lessicali: ad esempio, per quanto riguarda i nomi, si possono individuare le seguenti alternanze regolari: massa/oggetto, «La Terra è tonda» (massa), «Quel vaso è rimasto senza terra» (oggetto); contenuto/contenitore: «Ho lavato un piatto» (contenitore), «Ho mangiato un piatto di lenticchie» (contenuto); prodotto/produttore: «Io ho una Fiat» (prodotto), «La Fiat è in crisi» (produttore); pianta/frutto: «Ho piantato un melograno» (pianta), «Mi piace il succo di melograno» (frutto); processo/risultato «La rovina delle antiche città è irreversibile» (processo), «I viaggiatori dell’Ottocento amavano le rovine» (risultato); luogo/persone: «Parigi è una bellissima città» (luogo), «Tutta Parigi ne parlava» (persone); proprietà/persona con la proprietà: «E’ un uomo di genio» (proprietà), «Sfregando la lanterna magica le apparve un genio» (persona con la proprietà); evento/cibo: «Che cosa fai domani a cena?» (evento), «La cena di ieri era pessima» (cibo).

Alcune di queste alternanze sono il risultato di procedimenti ben noti, che costituiscono l’oggetto degli studi di retorica fin dall’antichità. Per esempio: metonimia, sineddoche e metafora.

Metonimia (Enciclopedia Treccani): «Procedimento linguistico espressivo e figura della retorica tradizionale, che consiste nel trasferimento di significato da una parola ad un’altra in base a una relazione di contiguità spaziale, temporale o causale, usando, per esempio, il nome del contenente per il contenuto, della causa per l’effetto, della materia per l’oggetto, del simbolo per la cosa designata, del nome dell’autore per l’opera, del luogo di produzione o di origine per la cosa prodotta, dell’astratto per il concreto e simili.» Esempi:

Avere polso (avere fermezza)

Avere cuore (avere pietà)

Avere testa (essere presenti)

Avere tatto (essere delicati)

Avere occhio (essere intuitivi)

La metonimia e la sineddoche sono difficilmente distinguibili.

Portano alla formazione di significati che vengono comunemente chiamati «estesi».

Sineddoche (Enciclopedia Treccani): «Figura retorica che risulta da un processo psichico e linguistico attraverso cui, dopo aver mentalmente associato due realtà differenti ma dipendenti o contigue logicamente o fisicamente, si sostituisce la denominazione dell’una a quella dell’altra.»

La relazione tra i due termini coinvolge aspetti quantitativi.

Esempi sui rapporti parte-tutto: «il motore» per «la macchina», singolare-plurale: «lo sconosciuto» per «gli sconosciuti», genere-specie: «gli extraterrestri» per «i marziani», materia prima – oggetto prodotto: («il marmo» per «un marmo»).

Metafora (Enciclopedia Treccani): «Figura retorica che risulta da un processo psichico e linguistico attraverso cui, dopo aver mentalmente associato due realtà differenti sulla base di un particolare, sentito come identico, si sostituisce la denominazione dell’una con quella dell’altra. È un procedimento di trasposizione simbolica di immagini; una similitudine abbreviata in cui il rapporto tra due cose o idee è stabilito direttamente senza la mediazione del ‘’come’’». Esempi: «un manto di stelle», «uno specchio d’acqua», «la foresta della vita».

Le principali ipotesi formulate sulla natura del significato sono: quella referenziale, quella mentalista o concettuale, quella strutturale e quella basata sulla nozione di prototipicità.

Secondo la teoria referenziale del significato le parole sono lo strumento attraverso il quale facciamo riferimento a ciò che esiste e a ciò che accade nel mondo. Seguendo questa teoria, il significato delle parole consiste quindi principalmente nella loro capacità di stabilire una relazione (tecnicamente: un riferimento) con gli elementi della realtà esistenti al di fuori della lingua.

L’approccio mentalista o concettuale, pone l’accento sul fatto che il riferimento, che instauriamo attraverso le parole con le entità del mondo reale, non è diretto, ma mediato dall’immagine mentale che noi ci siamo costruiti di tali entità. Questo approccio oggi è per lo più condiviso dagli studiosi che si occupano di semantica anche in forme diverse. Lo chiamiamo anche approccio cognitivista, perché si basa sulle forme psicologiche del significato, esalta il rapporto fra l’esperienza fisico-percettiva di un soggetto e la sua capacità di formulare concetti, e identifica il significato di una parola con il concetto che la rappresenta. Secondo tale approccio un oggetto non viene solo considerato per lo scopo per il quale esiste, ma anche in base alla sua funzionalità, cioè alle sue caratteristiche.

Un’altra interpretazione della natura del significato è quella strutturale, secondo la quale il significato ha una natura sostanzialmente relazionale. In questo caso il significato di una parola non si riferisce solo a un oggetto, ma alla relazione in cui quest’oggetto si trova con altri oggetti analoghi: cioè dal valore semantico che una parola ha all’interno di un più vasto campo semantico. Secondo questa teoria noi riusciamo a stabilire il valore di una parola attraverso tutte quelle che la circondano semanticamente, e attraverso le quali, gradualmente, tale parola arriva a connotarsi con precisione.

Un’altra teoria del significato si basa sul concetto di prototipo. Tale teoria sviluppa ulteriormente la teoria mentalista ed è quella condivisa dalla maggior parte degli studiosi che si occupano della semantica cognitiva. Questa si basa sulla nozione di prototipo, secondo il quale esistono elementi più esemplari per definire una categoria di oggetti (per esempio la mela rappresenta più esemplarmente la categoria dei frutti rispetto a un’oliva). Nella teoria del prototipo ciò che conta per raggruppare gli oggetti è la similitudine, che li definisce aldilà dei loro caratteri secondari.

Al fine di raggruppare parole che possano, per il momento, costituire un corpus, ho pensato di riferirle tutte al corpo umano. Esistono infatti molte locuzioni, che ruotano intorno alle definizioni corporee, e che da queste partono per definire sensazioni emotive, qualità, difetti e azioni.

CUORE:

occhio non vede, cuore non duole (qui il cuore esprime la sede del sentimento)

avere il cuore in gola (indica uno stato d’animo di paura, ansia ecc.)

col cuore in mano (indica uno stato di benevola sincerità)

cuore di coniglio (indica vigliaccheria)

due cuori e una capanna (indica una situazione affettiva)

il cuore della città (indica una condizione spaziale)

il cuore del discorso (indica il succo del discorso)

 A seconda del contesto la parola «cuore» può indicare centro corporeo, o anche, per estensione, spaziale, o anche l’essenza di una cosa.

POLSO:

avere polso (indica fermezza)

avere il polso della situazione (cioè avere la piena coscienza e dominio della situazione)

CAPO:

 capitare fra capo e collo (capitare all’improvviso)

da capo a piedi (dall’inizio alla fine)

in capo al mondo (lontanissimo)

lavata di capo (rimprovero)

mettere capo a (accingersi a)

né capo né coda (senza senso)

piegare il capo (sottomettersi)

rompersi il capo (lambiccarsi il cervello)

da capo a dodici (ritornare al punto di partenza)

La parola «capo» acquista un significato diverso a seconda del contesto semantico in cui si trova. In alcune locuzioni indica l’estremità fisica, oppure l’inizio di un’azione. Può essere con un’accezione metonimica sinonimo di cervello, cioè contenitore per un contenuto. La contiguità spaziale «fra capo e collo» indica una situazione senza scampo, forse perché capo e collo sono contigui.

DITO:

 avere sulla punta delle dita (o «conoscere a menadito» indica la perfetta conoscenza di una cosa)

contarsi sulle dita di una mano (una piccola quantità)

gli dai un dito e si prende il braccio (una persona che prende più di quanto tu offra)

legarsela al dito (non perdonare, serbare rancore)

mettere il dito nella piaga (toccare un tasto dolente)

non muovere un dito (non intervenire)

toccare il cielo con un dito (essere molto felici)

fra moglie e marito non mettere dito (non inserirsi in un’ intimità coniugale)

 

Qui alle locuzioni ho pensato di aggiungere un proverbio, che è il mio ultimo esempio. Le dita indicano una piccola quantità da misurare, la parte più piccola del braccio, la sua parte più estrema, e anche qualcosa di connesso a un sentimento.

FEGATO

avere fegato (essere coraggioso)

NERVO

avere i nervi, o nervi a fior di pelle, a pezzi, saldi, scossi (diverse qualità legate al nostro stato emotivo)

avere i nervi tesi come le corde di violino (avere uno stato d’animo molto teso

dare ai nervi, o far venire i nervi (irritare)

CIGLIO

a ogni battito di ciglia (ogni momento)

non battere ciglio (non avere nessuna reazione)

Conclusione:

Come si può vedere da questi esempi ho cercato di illustrare il significato della polisemia delle parole in base alle sue varie accezioni, le stesse che nella retorica antica vengono chiamate: metonimia, sineddoche, metafora. Ho cercato di illustrare le varie forme di approccio alla polisemia che sono: referenziale, mentalista o concettuale, cognitivista, strutturale. Poi, attraverso un corpus, che ho scelto, di parole riferite al corpo umano, ho trovato diverse locuzioni spesso usate, che indicano uno spostamento di significato, e ho espresso anche questo fra parentesi. Molti altri avrei potuto trovarne.

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