Valutazione di un insegnante

Allora, prima di affrontare questo argomento così ampio e arduo da trattare occorre partire da un presupposto: gli insegnanti sono esseri umani. Può sembrare assolutamente ovvio e banale, ma è importante postularlo, perché ciò giustifica molti dei difetti riscontrabili in un professore.

Considerato ciò è fondamentale stabilire dei parametri di valutazione. Essi riguardano due ambiti: uno puramente didattico; un altro più ampio che si estende ad un livello ‘umano’. Rispettivamente, il primo: preparazione, chiarezza e coerenza nell’esposizione, capacità di semplificare gli argomenti che risultano più ostici, essere in grado di gestirsi un programma attraverso l’equilibrata ripartizione del tempo in spiegazioni (atte ad agevolare la mole di lavoro che lo studente si ritroverà ad affrontare da solo) e interrogazioni (momenti, ahimè fondamentali, per verificare quanto si è appreso); il secondo: riuscire ad interessare lo studente trasmettendogli la propria passione, incoraggiarlo a migliorare attraverso lodi o correzioni volte ad una costruzione positiva, dare un esempio da seguire non soltanto a livello puramente didattico, ma anche propriamente umano. E cosa intendo per umano? Mi viene subito da parlare dell’ideale di ‘humanitas’ (ogni riferimento è puramente casuale) che è creato dall’unione del ‘mos maiorum’ con lo stoicismo. Del resto tutto ciò che apprendiamo sui banchi va poi elevato o comunque riapplicato alla vita concreta, altrimenti l’insegnamento in sé perde di senso, viene svuotato dei suoi presupposti. Questo vale anche, e soprattutto per il professore, che dovrebbe essere l’esemplificazione massima della realizzazione dei ‘precetti’ attraverso l’individuo. Un buon professore, a mio avviso è colui che ti lascia intravedere la bellezza e la grandezza dell’argomento che tratta e che attraverso di esso tende al miglioramento di sé stesso. In concreto, un valido insegnante è colui che dimostra di aver assimilato, fatto propri i concetti che insegna attraverso un comportamento retto, corretto e moralmente giusto, oltre che equilibrato e consapevole dei propri limiti. In questo sono kantiana poiché ritengo che sia proprio il dovere a renderci liberi e la costatazione della nostra piccolezza ad avvicinarci all’infinito. Dopo aver elencato i parametri ora passo a considerare le modalità di valutazione e soprattutto coloro che, secondo me, dovrebbero potere/ dovere esprimere il loro giudizio.

La scuola, che è un diretto riflesso della società è il primo microcosmo nel quale l’individuo s’imbatte e per questo dovrebbe anche essere, o per lo meno aspirare ad essere, il più perfetto. Ruolo del professore è proprio quello di contribuire a renderlo tale, proteggendolo dai turbamenti o dalle cattive influenze provenienti dall’esterno (secondo il concetto di educazione negativa proposta da Rousseau nell’’Emile’). Per far si che tale microcosmo sia quanto più perfetto è necessaria una gerarchia che prevede l’obbligo legale nonché morale del proprio operato al proprio superiore. La gerarchia consiste in: preside, insegnati e studenti(dall’alto verso il basso). Si tratta di una gerarchia di poteri burocratici che tuttavia non debba limitare la libertà d’espressione dello studente, suo diritto-dovere, considerato il fatto che lo studente è il diretto destinatario nonché fruitore dell’istituzione scolastica. A mio avviso dovrebbe essere istituita una legge che difenda i diritti dello studente: lo studente deve avere l’onore nonché l’onere di esprimere periodicamente la propria opinione, argomentandola in maniera dettagliata, relativamente all’operato degli insegnanti: al loro modo di approcciare i testi e parallelamente al loro modo di rapportarsi con gli alunni stessi. Qualora lo studente senta di essere stato scoraggiato o addirittura abbandonato nel suo percorso di formazione è assolutamente necessario che debba poter esprimere il suo pensiero, come di consuetudine. Per evitare i casi in cui la svogliatezza, la pigrizia e il totale disinteresse nei confronti della scuola prevalgano sulla sincerità è compito del preside dopo aver accolto le esigenze degli studenti, valutare attentamente la validità delle opinioni raccolte e nel caso verificarne di persona la veridicità, assistendo in maniera rigorosamente non programmata alle lezioni. Il professore potrebbe sentirsi oppresso? Egli deve solamente svolgere la propria lezione normalmente senza preoccuparsi, nella calma del suo rispetto del dovere. Il preside, dopo aver affrontato delle lamentele che presentano argomentazioni costanti e verificatane la veridicità deve prendere provvedimenti, qualora la via dialettica con il professore stesso non sortisca gli effetti desiderati. È giusto che ogni componente della scuola, anche di un gradino inferiore, possa e soprattutto debba periodicamente esprimere la propria opinione relativamente agli altri membri. Spetta poi a chi di dovere prendere provvedimenti, sia positivi che negativi. Tale sistema è volto al miglioramento: ognuno, dovendo esser poi valutato, è spinto a dare il meglio di sé.

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