Pragmatica del discorso e della conversazione

Introduzione (Ines Adornetti)

Nell’introduzione Ines Adornetti sottolinea l’importanza del discorso e della conversazione, sostiene che il linguaggio e la comunicazione siano due fenomeni non così distant quanto si pensa- l’essenza del linguaggio è la comunicazione.

Def. linguaggio (treccani): Facoltà, propria della specie umana, di esprimersi e comunicare mediante segni vocali.

Def. comunicazione (treccani): Trasmissione ad altri di informazioni

La dimensione microelaborativa (responsible della corretta formation delle strutture frasali) assume un’importanza marginale rispetto a quella macroelaborativa (deputata all’organizzazione delle relazion tra enunciati per la formazione di strutture testuali coerentemente organizzate e adeguatamente ancorate ad un preciso contesto di produzione/comprensione.

1. Teun A. van Dijk (Discorso, contesto e cognizione)

D. dà una spiegazione cognitiva della comprensione e produzione del discorso.  Dimostra tale rilevanza attraverso la spiegazione del contesto in termini di costruzioni mentali soggettive che i participanti fanno delle proprietà rilevanti degli eventi comunicativi. I modelli mentali sono rappresentazioni soggettivi, e probabilmente parziali della realtà.

2. Giora (Aspetti cognitivi e sociali della coerenza)

Giora mette in discussione la teoria secondo la coesione era un elemento necessario e sufficiente per la coerenza discorsiva. Secondo Giora gli elementi necessari per la coerenza sono tre

  1. il requisito di pertinenza: un discorso per essere pertinenti deve contenere un membro prototipico

2. il requisito di gradiente di informativita’: un discourse deve avere una struttura gerarchica, vale a dire deve essere ordinato linearmente dalla proposizione meno informativa a quella più informative

3.  il gradiente di salienza: un significato, sia letterale che figural, è saliente se è codificato nel lessico mentale; non è saliente se non è codificato ma depende, per la sua decodifica, da procedure derivazionali.

3. Ferretti (La mente discursiva. Lo spazio e il tempo a fondamento del flusso parlato)

Ferretti pone l’attenzione sulla dimensione macroelaborativa rispetto a quella microelaborativa e in particulare si focalizza sui sistemi cognitivi che servono per la comunicazione: la capacità di viaggiare mentalmente nel tempo e nello spazio coinvolge l’ippocampo che è la stessa area del cervello impiegata per la comunicazione. Nè la pertinenza ( teoria di Sperber e Wilson secondo cui il significato di un’espressione comunicativa debba essere interpretato in riferimento a ciò che il parlante intende dire), nè il mindreading, cioè la capacità di leggere la mente altrui, bastano; serve la capacità di viaggiare mentalmente nello spazio e nel tempo per comunicare in maniera efficace. Ferretti mette in discussione la teoria universale di Chomsky seconda la quale il linguaggio coinvolge un modulo mentale isolato.

4. Erica Cosentino (Dalla frase al discorso, ma non in quest’ordine: come il nostro cervello mette in discussione l’idea del primato della frase)

Erica Cosentino mette in discuossione l’idea che i processi localii di composizione semantica della frase abbiano precedenza rispetto ai processi globali di integrazione dell’informazione a livello del discorso. Dunque mette in discussione il minimalismo, secondo il quale il contributo semantico di una parola coincide con il suo senso lessicale codificato, a favore del contestualismo, secondo cui i fattori contestuali globali possono avere priorità su quelli locali

5. Maria Mazzer (”Mi hai tolto le parole di bocca”. Come i mechanism di anticipazione intervengono nella conversazione)

Maria Mazzer nel suo articolo sottolinea l’importanza dell’anticipazione e della simulazione nella conversazione (conversazione intesa come cooperazione dei partecipanti).

Siccome tali meccanismi sono fondamentali nelle interazioni sociali per prevedere il comportamento altrui Maria Mazzer giunge alla conclusione che il linguaggio si serve di meccanismi cognitivi extra-linguistici.

In conclusione Maria Mazzer confuta la teoria chomskyana secondo la quale il linguaggio è un modulo cognitivamente isolato. Gli autistici, che hanno problemi sia di comunicazione che di interazione sociale a causa di un deficit della capacità di mentalizzare, sono un esempio di ciò.

6. Alessandra Chiera (Passo a due. Sintonizzazione mentale e allineamento conversazionale).

Alessandra Chiera nel suo articolo sottolinea l’importanza dell’allineamento ovvero la capacità dei partecipanti della conversazione di sintonizzarsi. ”Il filo rosso che lega i passi dei soggetti coinvolti è la fusione della mente in un’unità sincrona” in quanto la comunicazione è un’attività co-operative centrata sulla ricostruzione congiunta di frammenti.

7. Ines Adornetti (Deficit del discourse e della conversazione: il caso dei traumi cranio-encefalici e della demenza di Alzheimer):

Ines Adornetti nel suo paper analizza le caratteristiche principali dei disturbi linguistici e comunicativi riscontrabili nei trauma cranio-encefalici (TBI) e della demenza di Alzheimer (AD). In entrambe le patologie è compromessa la dimensione pragmatica e del discorso. Ciò mette in rilievo l’importanza della dimensione discorsiva su quella della frase. Gli studi in question mettono in luce che la coerenza del discorso non dipende da meccanismi specific per il linguaggio ma da più general dispositivi esecutivi coinvolti nella pianificazione dell’azione. L’espressione funzioni executive (FE) è un termine anello che comprende un’ampia gamma di processi e capacità cognitive il cui principle substrato neurale è costituito dalle aree della corteccia prefrontale. Da un punto di vista general, la maggior parte degli studiosi caratterizza le funzioni esecutive come i processi di ordine superior necessari per guider il comportamento verso un obiettivo in contesti non abituali e in situation complesse e conflittuali. Ad es. secondo Lez. le funzioni executive permettono di formulare obiettivi, di pianificare e portare a termine i piani in maniera efficace. Welsh e Penn definiscono le funzioni executive come la capacità di mantenere un appropriate set di problem solving per il conseguimento di un obbiettivo futuro.

 

PATOLOGIE DEL LINGUAGGIO:

 

AFASIA:  deficit microlinguistico; normale macrolinguistico

AD (ALZHEIMER DISEASE): normale microlinguistico; deficit macrolinguistico

TBI (TRAUM BRAIN INJURY): normale microlinguistico; deficit macrolinguistico

AUTISMO: normale microlinguistico; deficit macrolinguistico.

 

 

 

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