Inside out e la filosofia morale

INSIDE OUT
Il ruolo delle emozioni nella vita dell’uomo.
INTRODUZIONE:
In questo saggio parlerò del film ‘INSIDE OUT’ e delle riflessioni filosofiche che esso suscita da un punto di vista della filosofia morale. Più in particolare mi riferirò al saggio ” La moralità è riducibile alle emozioni?” di Mario De Caro nel libro ”Siamo davvero liberi?” di De Caro- Lavazza- Sartori per stabilire la relazione tra filosofia e natura, tra fisiologia e moralità e la funzione delle emozioni nel guidare le azioni/decisioni umane.
TRAMA:
Inside out è un film di animazione diretto da Pete Doctor, con Amy Phoeder, Phyllis Smith, Mindy Kaling, Lewi Black, Bill Hader, prodotto dalla Walt Disney che parla di Riley, una ragazzina di undici anni che conduce una vita felice tra l’amica del cuore e due genitori che cresce insieme alle sue emozioni rappresentate da pupazzi di colori diversi: la rabbia è rossa, la tristezza è blu, la gioia è gialla, la paura è viola, il  disgusto è verde.
INSIDE OUT CONFERMA L’EMOTIVISMO:
Tale film è importante per la scienza dell’azione perché mette in luce il fatto che tutti noi siamo composti da più emozioni che guidano il nostro comportamento nella vita quotidiana e dunque sono responsabili delle nostre decisioni e delle nostre relazioni sociali. Tali emozioni si collocano in una dimensione onirica alternativa a quella reale che scandisce l’inconscio. Tale film confermerebbe l’emotivismo, ossia la teoria filosofica seconda la quale i concetti morali esprimono le reazioni
fisiologiche di approvazione o rifiuto da parte degli agenti in contesti in cui sono in gioco relazioni interpersonali.
SECONDO MARIO DE CARO LE EMOZIONI SONO NECESSARIE, MA NON SUFFICIENTI PER LA MORALITA’:
Nel libro ‘Siamo davvero liberi?’ di De Caro, Lavazza, Sartori, in particolare nel saggio ‘La moralità è riconducibile alle emozioni?’ di Mario De Caro
egli parla del cosiddetto ‘problema della collocazione’ ossia della relazione tra la filosofia e la natura.
Parte dall’assunto di Chapman secondo cui il disgusto morale è fisiologicamente identico al disgusto gustativo.
Secondo Chapman e colleghi il trasferimento del segnale fisiognomico di disgusto dall’ambito alimentare a quello orale sarebbe un caso di ”esaptazione” ovvero di trasposizione di un tratto biologico originariamente selezionato per una data funzione a una funzione di tipo diverso.
Stando così le cose il disgusto morale e quello fisiologico sarebbero sullo stesso piano.
Tuttavia, la mia reazione di disgusto morale si accompagna a una valutazione normativa che non è affatto presente nel disgusto alimentare.
Ciò mostra che il disgusto morale, in virtù dell’essenziale componente normativa cui è legato, ha proprietà diverse dal disgusto alimentare:
dunque, al contrario di quanto assunto da Chapman e colleghi, per la legge di Leibniz queste due forme di disgusto non sono identiche: il disgusto
morale è diverso, dal disgusto alimentare. De Caro giunge alla conclusione che il tentativo di descrivere i nostri atteggiamenti morale con lo strumentario
non normativo della psicologia evoluzionistica è inadeguato, perché quando descriviamo l’ambito della moralità, non possiamo fare a meno di usare concetti
intrinsecamente normativi.
CONCLUSIONE:
Le emozioni svolgono un ruolo determinante nella nostra vita quotidiana, nel causare le nostre azioni. Tuttavia, il disgusto morale e quello gustativo/emotivo non coincidono perché il disgusto morale include una valutazione normativa che non è presente nel disgusto alimentare. Da ciò si deduce che la natura è necessaria per la filosofia, ma non sufficiente, poiché la filosofia, oltre alla natura, contiene una componente normativa.
Annunci

QUIRKY

Ecco la parola che ho scoperto oggi: quirky |ˈkwərkē| adjective ( quirkier , quirkiest )
characterized by peculiar or unexpected traits : her sense of humor was decidedly quirky.

ETIMOLOGIE

Ecco un estratto che mi è piaciuto che vi riporto: ‘etimologia. La mia bambina (anni cinque) ha scoperto che i fiammiferi si chiamano così perché “portano la fiamma”. Una luce nuova ha brillato nei suoi occhi d’oro, primo riflesso di una intelligenza più ferma delle cose, di una felicità più sorretta da ragione. Eguale gioia avrà sentito Leopardi scoprendo che nausea viene da naus, nave. E io stesso tanti anni addietro ero ben felice di scoprire che cravatta viene da croato, che le due prime lettere di snobismo sono la sigla di Sine nobilitate, che tiranno significava in origine custode dei formaggi. La scoperta etimologica e’ una illuminazione’.; la scoperta etimologica ci dà l’impressione (o illusione) di toccare con mano la verità. Quindi quel gradevolissimo sentimento dei ambizione appagata. Ma è sentimento giovanile e chiuso entro i limiti dell’adolescenza, (o meglio: ‘dell’adolescentismo’, perché molte volte il senso adolescentistico continua anche al di là dell’adolescenza). Superati questi limiti, il significato primitivo delle parole non ci sorprende più, non ci rapisce più, e saggiamente noi ci atteniamo al loro significato usuale, al loro significato acquisito e che talvolta è lontanissimo da quello originale. Che in Piemonte la suocera la chiamino madonna s noi che importa? Spenta la curiosità di scoprire le ‘radici’ una maggiore libertà ci rimane per scoperte più importanti. La fine dello scorso secolo e’ stata l’epoca d’oro del l’etimologismo. Devoti alla dea ragione, gli uomini s’ illusero di aver toccato con mano la verità. Fu un momento di gioia piena, orgogliosa, trionfante. Poi, a poco poco a poco, e mentre le concioni degli ‘illuminati’ e gli zum zum delle filarmoniche echeggiavano ancora nel cielo senza dio, la delusione comincio’ a minare quel terreno in apparenza così solido. E quello che in principio sembrava l’aurora di una vita nuova e lucidissima, non era invero se non il segno che corri corri, arranca arranca, la civiltà settentrionale era arrivata su un binario morto.’