Neuroscienze

1. Definire il concetto di competenza:

Per competenza s’intende l’insieme di conoscenze implicite/esplicite che ci consentono di sapere e fare qualcosa: quelle implicite sono inconsapevoli, mentre quelle esplicite sono consapevoli.
Un esempio di competenza implicita è la capacità di produrre suoni.
Un esempio di competenza esplicita è l’apprendimento di informazioni.

2. Definire il concetto di comunicazione:

La comunicazione è un processo interazionale tra individui diversi che permette di trasmettere informazioni da semplici richieste a pensieri complessi mediante l’uso di un determinato canale: se viene utilizzato il canale acustico fonatorio si parla di comunicazione verbale, se non viene utilizzato il canale fono-articolatorio si parla di comunicazione non-verbale.

3. Tracciare la distinzione fra competenza comunicativa verbale e non verbale:

La competenza comunicativa non verbale: è la capacità di trasmettere informazioni non utilizzando il canale fono-articolatorio. Si distingue in: cinesica (movimento), prossemica (spazio), aptica (contatto reciproco), socio-culturale (rapporti di ruolo).
La competenza comunicativa verbale: è la capacità di trasmettere informazioni utilizzando il canale acustico-fonatorio e si divide in paralinguistica e linguistica di cui la prima consiste nella capacità di produrre e interpretare gli elementi che modulano la comunicazione e la seconda si divide in lingua e linguaggio.

4. Descrivere il ruolo della competenza cinesica nello sviluppo del linguaggio (?)

La prima competenza non verbale quella cinesica cioè l’insieme di conoscenze implicite/esplicite che ci permettono di trasmettere informazioni attraverso il movimento.

5. Definire la competenza paralinguistica:

La competenza paralinguistica è la capacità di produrre e interpretare gli elementi che modulano la comunicazione.

6. Distinzione fra i concetti di linguaggio e lingua:

Il linguaggio è la facoltà cognitiva comune a tutti gli individui della specie Homo sapiens sapiens di utilizzare un codice comunicativo molto complesso e con una precisa struttura, indipendente dalla sua realizzazione formale sia essa verbale, gesticolatoria o mimica, in grado di esprimere idee, considerazioni, propositi, ricordi con modulazioni illimitate; la lingua è l’attuazione storica e sociale del linguaggio verbale.

7. Livelli di analisi del linguaggio e unità minime per ciascun livello:

1.fonetica, foni
2.fonologica, fonemi
3.mofofonologica, sillabe
4. morfologica, morfemi
5. morfosintattica, parole
6. sintattica, sintagmi
7. semantico-lessicale, tratti semantici
8. semantico-frasale, i significati lessicali,
9. pragmatica, intenzioni comunicative
10.testuale, discorsivo, proposizioni contestualizzate.

8. Negli ultimi trent’anni si è cercati di stabilire l’eventuale presenza di indici acustici invarianti ovvero di caratteristiche acustiche legate alla fonazione dotate di una certa costanza tra i parlanti e le varie lingue:

-per identificare una vocale è necessario individuare almeno le prime due formanti che la costituiscono (F1 e F2)
-non è possibile comprendere o produrre determinati tipi di consonanti in isolamento senza che vengano accompagnate da una vocale
-il VOT.

9. Descrivere la struttura delle sillabe:

Le sillabe sono un’unità con una struttura complessa, costruite intorno ad un elemento centrale, il nucleo sillabico caratterizzato da un picco d’intensità acustico, che nel caso dell’italiano corrisponde ad una vocale. Gli elementi fonologici che precedono il nucleo sono detti incipit della sillaba, mentre i fonemi che lo seguono sono la coda. Il nucleo e la coda costituiscono la rima. Le sillabe possono essere deboli o atone, se manca loro l’accento, oppure forti e toniche, se accentate. Le sillabe deboli e forti formano piedi.

10. Definire la differenza tra parole di classe aperta (parole contenuto) e parole di classe chiusa (parole funzioni o funtori):

Le parole di classe aperta appartengono a categorie lessicali continuamente ampliabili e hanno un valore semantico, mentre quelle di classe chiusa appartengono a categorie lessicali ben delimitate, non ampliabili e non hanno valore semantico.

11. La pragmatica:

La pragmatica si occupa di competenza pragmatica e consente di collegare le frasi ai contesti di produzione e comprensione in reali situazioni comunicative. La pragmatica va oltre il linguaggio letterale, e dunque, oltre all’elaborazione linguistica si occupa dell’abilità di di trarre inferenze appropriate rispetto alle intenzioni comunicative dell’interlocutore (vedi Grice).

12. Psicolinguistica:

Partendo dall’assunto Chomskiano che il linguaggio è una competenza dovuta a specifici meccanismi nella mente di chi parla e di chi ascolta, la psicolinguistica denota un settore multidisciplinare che indaga i processi coinvolti nell’elaborazione linguistica, le correlazioni tra tali processi, lo sviluppo delle competenze linguistiche in età evolutiva e la modificazione di queste competenze in relazione all’avanzare dell’età.

13. Descrivere il funzionamento cognitivo:

Si può parlare i sistema cognitivo a partire dalla storica recensione di Chomsky a Verbal Behaviour di Skinner del 1959. Da quel momento in poi si registra una restaurazione del cognitivismo per teorizzare un funzionamento del sistema di elaborazione su cui si basa ogni esperienza umana (visiva, uditiva, motoria). La teoria principale è quella modulare di Fodor, secondo la quale l’architettura dei processi mentali è costituita da moduli innati, indipendenti e specifici per dominio.

14. Descrivere i meccanismi dell’attenzione:

Per attenzione intendiamo un insieme di processi cognitivi che ci consentono di filtrare la quantità abnorme di informazioni in entrata per selezionare una serie di stimoli utili e permetterci di interagire con questi. Ci sono tre tipi di attenzione: selettiva, sostenuta e divisa. L’attenzione selettiva è la capacità di concentrare il focus solo su una serie di stimoli inibendo tutti gli altri da cui veniamo raggiunti. L’attenzione divisa è la capacità di focalizzarci su più stimoli contemporaneamente, con un peggioramento delle prestazioni e l’attenzione sostenuta è la capacità di mantenere livelli di arousal attentivi per un periodo prolungato contrastando il normale decadimento del focus.

15. Descrivere l’approccio modulare al sistema cognitivo:

Le ricerche sulla natura del sistema cognitivo sono inquadrate in due approcci distinti: teorie d’ispirazione modulare e connessioniste. Secondo quelle d’ispirazione modulare (Fodor) il sistema cognitivo consisterebbe in una serie di funzioni diverse e una serie di sistemi elaborativi periferici indipendenti detti moduli; secondo i modelli connessionisti la conoscenze consisterebbe nelle connessioni tra i nodi all’interno di una rete neurale. Tra i sistemi cognitivi che sono ritenuti di tipo modulare si possono annoverare il lessico mentale e la memoria.

16. Descrivere il sistema elaborativo del linguaggio:

Il linguaggio è un sistema cognitivo modulare specializzato nell’esecuzione di compiti specifici. Il modulo del linguaggio è a sua volta suddiviso in sub-moduli, elaboratori specializzati che corrispondono ai livelli di analisi individuati dalla linguistica generale che sono i seguenti: analisi fonetica, fonologica, morfofonologica, morfologica, morfosintattica, sintattica, semantica (lessicale/frasale), pragmatica e testuale discorsiva.

17. Descrivere le dimensioni micro- e macro elaborativa del linguaggio:

Nel complesso l’elaborazione del linguaggio si articola in due dimensioni: micro elaborativa e macro elaborativa.

La dimensione micro elaborativa si occupa dei livelli di elaborazione fonetica, fonologica, morfofonologica, morfologica, morfosintattica, sintattica e semantica; la dimensione macro elaborativa del linguaggio è costituita dal livello di elaborazione pragmatica.

18.Il modello modulare classico di Caramazza:

I principali modelli del linguaggio sono basati sul lessico: in particolare, il modello classico di Alfonso Caramazza cerca di descrivere la struttura del lessico mentale postulandone un’interazione con un meccanismo sensoriale di input e un meccanismo motorio di output. Il lessico fonologico d’input è un magazzino di memorie dichiarative a lungo termine, che contiene informazioni acustiche delle parole conosciute da un persona che servono per la comprensione; mentre il lessico fonologico di output è un magazzino di memorie a lungo termine che contiene informazioni articolatorie che servono per produrre le parole conosciute.

19. Descrivere la nozione di entrata lessicale:

Quando delle nuove parole entrano all’interno del nostro lessico mentale, esse lo fanno sotto forma di entrata lessicale, in cui sono immagazzinate informazioni relative alla loro scrittura, pronuncia, e composizione fonologica (informazioni ortografiche, fonetiche e fonologiche), alla loro composizione sillabica (informazioni morfo-fonologiche), strutturazione interna e categoria di appartenenza e significato e contesto sintattico.

20. Descrivere i rapporti tra sistemi di memoria e il linguaggio:

L’acquisizione lessicale implica il riconoscimento di parole immagazzinate nella memoria e da ciò si deduce la stretta relazione tra il sistema cognitivo della memoria e quello del linguaggio. La memoria si divide in breve termine e lungo termine. E la memoria a lungo termine si divide in non dichiarativa e dichiarativa. La memoria dichiarativa è costituita da memoria semantica e episodica.

21. Descrivere le caratteristiche della memoria di lavoro:

La memoria di lavoro è l’evoluzione del concetto di memoria a breve termine, il cui paradigma dominante è costituito da quattro sistemi interagenti: il taccuino visuo-spaziale, il circuito fonologico, il magazzino episodico e una struttura centrale esecutiva.

22. Descrivere le caratteristiche della memoria a lungo termine dichiarativa (esplicita o consapevole):

la memoria dichiarativa è una memoria a lungo termine esplicita che si divide in tre tipi: semantica, episodica e autobiografica. Quella semantica riguarda conoscenze oggettive, quella episodica riguarda eventi, e quella autobiografica eventi personali. La memoria episodica e quella autobiografica servono per il mental time travel.

23. Descrivere le caratteristiche della memoria a lungo termine non dichiarativa (implicita o inconsapevole):

la memoria a lungo termine non dichiarativa si compone di quattro sistemi: la memoria non associazionistica, quella associazionistica, il priming percettivo e la memoria procedurale.

24. Descrivere il processo di produzione lessicale formulato da Levelt:

il modello di produzione lessicale ad opera di Levelt consiste in 5 fasi elaborative fondamentali: concettuale, grammaticale, morfofonologica, fonetica e articolatoria. La fase concettuale è prelinguistica e consiste nella pianificazione dell’intenzione comunicativa e la sua concettualizzazione; la formulazione grammaticale è una fase linguistica dove si devono trovare le parole adeguate al concetto; la fase morfofonologica consiste nell’accesso alle informazioni prosodiche dell’entrate lessicale tramite processo di sillabificazione; la fase fonetica permette l’identificazione degli allofoni per pronunciarla correttamente; la fase articolatoria consiste nell’effettiva produzione dei suoni.

25. Descrivere i processi della comprensione lessicale orale:

Nel processo della comprensione orale di un messaggio è possibile distinguere una serie di fasi elaborative: la fase preliminare è quella dell’analisi uditiva, poi il sistema di comprensione si interfaccia con il lessico mentale, a tale fase segue quella di entrata lessicale, dopo l’analisi fonologica c’è la fase del parsing (processo di codifica sintattica) e il risultato è la codifica di una frase, e l’ultima fase è quella di comprensione concettuale.

26. Descrivere i processi alla base della elaborazione di un discorso/testo:

l’elaborazione di un discorso è possibile grazie alla competenza testuale-discorsiva, che si trova al vertice della piramide delle competenze linguistiche. Questo tipo di elaborazione linguistica non può limitarsi al rispetto di strutture micro elaborative e intra frasali (semantica e sintattica) , ma deve tenere conto anche delle strutture macro elaborative del contesto situazionale del discorso/testo.

27. Descrivere le differenze tra approccio localizzazionistico, olistico e associazionistico alla definizione del sistema anatomo-funzionale del linguaggio:

localizzazionismo: secondo Franz Joseph Gall le facoltà mentali corrispondono a zone specifiche della corteccia cerebrale
olismo: il cervello lavora in modo unitario e non è possibile identificare aree con funzioni specifiche
associazionismo: le funzioni cognitive emergono dall’interazione tra i nodi di questi network neurali, in modo tale che una lesione in un nodo determina necessariamente la perdita di un’abilità, che viene compromessa più o meno gravemente in base all’entità della lesione e all’importanza del nodo all’interno della rete neurale

28. Descrivere il contributo di Broca alla definizione del sistema anatomo-funzionale del linguaggio:

Broca, attraverso lo studio di due pazienti con disturbi nella produzione di linguaggio, ha individuato una correlazione tra la parte posteriore del giro frontale inferiore sinistro (chiamata in seguito area di Broca) e la produzione linguistica: i pazienti con disturbi di produzione linguistica avevano una lesione in quell’area.

29. Descrivere i contributi di Wernicke alla definizione del sistema anatomo-funzionale del linguaggio:

Wernicke ha individuato la correlazione tra un disturbo di comprensione linguistica e lesione nella parte posteriore del giro temporale superiore sinistro (poi ribattezzata “area di Wernicke”)

30. Descrivere i contributi di Penfield alla definizione del sistema anatomo-funzionale del linguaggio: Penfield identificò vaste aree nella corteccia fronto-temporo-parietale sinistra implicate nella comprensione e produzione linguistica. I dati di Penfield costituivano la conferma sperimentale dell’esistenza di aree per la comprensione e per la produzione del linguaggio.

31. Descrivere il modello Wernicke-Geschwind:

Il modello connessionista di Wernicke del XIX secolo sostiene che

– nella porzione posteriore del giro temporale superiore dell’emisfero sinistro (l’area di Wernicke) sono localizzati gli aspetti recettivi del linguaggio

-le memorie acustiche sono essenziali sia per la comprensione che per la produzione del linguaggio

-le immagini motorie del linguaggio sono collocate nell’area di Broca (giro frontale inferiore dell’emisfero sinistro)

-l’area di Broca e l’area di Wernicke sono collegate dal fascicolo arcuato

-la lesione di una delle due aree porta a differenti patologie del linguaggio.

Il punto debole di questa teoria è la mancata considerazione dell’aspetto semantico-concettuale dell’elaborazione linguistica.

Perciò Lichteim aggiunge oltre all’area di Broca e di Wernicke il centro dei concetti.

L’anatomico Geschwind parte dagli assunti di Wernicke e Lichteim integrandoli con gli studi di anatomia che aveva compiuto: Geschwind scopre che gli esseri umani sono gli unici ad avere il lobo parietale inferiore dell’emisfero sinistro che si trova alla congiunzione di tre aree associative. Egli crede che quest’area sia fondamentale per interfacciare la percezione della parola udita con altre informazioni ad essa collegate.

Nel suo modello propone che i suoni percepiti vengano elaborati nella corteccia uditiva primaria, che passino per la corteccia uditiva associativa e che arrivino all’area di Wernicke: qui si accederebbe alla rappresentazione acustica della parola che attiva i concetti ad essa collegati e così la parola verrebbe compresa.

Per poter ripetere una parola appena udita, le informazioni ad essa associate verrebbero inviate tramite il fascicolo arcuato all’area di Broca (BA 44, 45), dove si attiverebbero le informazioni sulla pronuncia dei suoni che costituiscono la parola; queste ultime verrebbero inviate alle porzioni della corteccia motoria (BA4) adibite ai movimenti dell’apparato articolatorio.

La lettura sarebbe possibile perché l’informazione visiva raggiungerebbe la corteccia visiva primaria (BA17), per poi passare alla corteccia visiva associativa (BA 18,19) e raggiungerebbe le porzioni posteriori del lobo parietale inferiore sinistro nel giro angolare (BA 39); qui l’informazione visiva verrebbe convertita in informazione acustica che entrerebbe nell’area di Wernicke per il suo riconoscimento e comprensione.

32. Descrivere i punti deboli del modello Wernicke-Geschwind:

I punti deboli del modello di Wernicke-Geschwind (?):

33. Descrivere le caratteristiche delle afasie:

Le afasie sono una classe di patologie del linguaggio che possono rendere deficitarie la comprensione e la produzione di fonemi, parole e frasi e che in alcuni casi intacca anche le abilità di lettura e scrittura. Sono perciò disturbi delle competenze microelaborative. L’afasia è un disturbo centrale del linguaggio, in quanto non è attribuibile a difficoltà respiratorie o uditive, ma ad alterazioni funzionali del sistema cognitivo preposto all’elaborazione linguistica.

34. Descrivere il concetto di network neurale del linguaggio: le informazioni ottenute dalla neuropsicologia e attraverso le tecniche di neuroimaging ci hanno permesso di sviluppare una nozione associazionistica del linguaggio, superando l’idea che potesse essere il risultato dell’attività di una singola area oppure il frutto del lavoro globale e indistinto del cervello. Secondo questo approccio, una funzione cognitiva complessa come il linguaggio è opera di un network cerebrale ossia di una rete di aree corticali e sottocorticali, per cui il comportamento linguistico è il risultato dell’attività distribuita, interattiva e spesso in parallelo di elaborazioni più semplici. Inizialmente si pensava di poter restringere collocare i processi di produzione nelle aree frontali e in quelle causali i processi di comprensione, ma poi ci si rende conto che il network coinvolge ache polo temporale, aree prefrontali e giro temporale inferiore.

35. Descrivere i fattori cognitivi che influenzano lo sviluppo e il funzionamento di una competenza plurilingue:

-età di acquisizione
-bravura
– plasticità (funzionale e strutturale).

GARDEN PATH

Such a sentence leads the reader toward a seemingly familiar meaning that is actually not the one intended. It is a special type of sentence that creates a momentarily ambiguous interpretation because it contains a word or phrase that can be interpreted in multiple ways, causing the reader to begin to believe that a phrase will mean one thing when in reality it means something else. When read, the sentence seems ungrammatical, makes almost no sense, and often requires rereading so that its meaning may be fully understood after careful parsing:

” la vecchia porta la sbarra”

GOOD ENOUGH
The principle of good enough or “good enough” principle is a rule in software and systems design. It indicates that consumers will use products that are good enough for their requirements, despite the availability of more advanced technology.

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