Racconto / Short story

Perla e i colori

Fin da quando era piccola, Perla si aggirava fra le tele dipinte di suo padre… Forse da questo nacque la sua ossessione per i colori. Per lei il colore era tutto: quando si trattava di scegliere un libro, un vestito, un elastico per i capelli, l’inchiostro, e perfino il cibo, aveva sempre il suo consigliere: il colore.

Andando in libreria non guardava, no, il titolo di un libro, né l’autore, ma si lasciava sedurre dal colore della copertina e dal suo dorso. Rimaneva ore a fissare il dorso dei libri, fintanto che un colore spiccasse sugli altri.

L’altro suo luogo erano le gelaterie. Si divertiva a osservare i gusti del gelato: la incantava il Verde del pistacchio, il Bianco della panna, il Marrone del cioccolato, e affondava la sua fantasia in essi.

I colori erano i suoi migliori amici: alcuni più freddi, altri più calorosi. Si nutriva di loro, delle loro sfumature, che rappresentavano i loro sbalzi di umore. Dava loro una vita, una forma, una consistenza, un gusto a tal punto che qualche volta le veniva voglia di mangiarli… Le piaceva far andare d’accordo quelli più simili, e qualche volta tentava anche di vedere che cosa succedeva avvicinando due tonalità opposte. A volte i suoi esperimenti azzardati risultavano vincenti: due colori opposti non riuscivano più a separarsi, dando origine a miscele sorprendenti. Se li vedeva spenti, sbiaditi, cercava di dar loro un po’ di lucentezza.

Molto spesso le capitava di tornare a casa e di sorprenderli a litigare; un giorno, invece, dopo la solita passeggiata mattutina con l’Azzurro, aveva visto un luccichio, che catturò la sua attenzione… si trovava davanti qualcosa che non aveva mai visto prima: il Verde e il Blu si erano accoppiati dando origine a una nuova creatura straordinaria, che Perla fu molto contenta di poter accogliere nella sua grande famiglia…

I suoi preferiti erano i colori ambigui, queli ricchi di sfumature, dei quali era difficile dare una definizione, ai quali era difficile attribuire un nome. Le piaceva molto dar loro dei nomi.

Dunque i colori erano la sua guida, i suoi migliori amici, nonché i suoi compagni di gioco, i suoi fratellini.

La mattina le piaceva vedere l’Azzurro con cui faceva una passeggiata al parco nella brezza mattutina… Il pranzo lo trascorreva con il Verde, il cui posto preferito era il ristorante vegetariano. Poi andava a fare il riposino con un Arancione avvolgente. Lui si divertiva a farle il solletico, e Perla ogni volta, dopo aver riso a crepapelle, si abbandonava fra le sue braccia.

Quando si svegliava, le piaceva scherzare con il Bordeaux, che, oltre a essere un giocherellone, era anche molto saggio, e le dava buoni consigli. Ma il suo preferito era il Rosso vino. Le piaceva guardarlo: stavano in silenzio per ore. Lei era innamorata di lui, che, con la sua luce rapinosa, la catturava, e quando lei provava a sedurlo con un complimento, lì per lì s’imbarazzava, per poi risfoderare il suo fascino totalizzante. Quel Rosso aveva come lontano parente un Nero, che gli conferiva una certa solennità… Il Rosso vivo, certo, col suo fulgore provocante, era più acceso del suo avo… A lei piaceva portarlo con sé alle feste! Per il Verde provava una specie di timore reverenziale, lo consultava per le decisioni più difficili. Il Giallo, col suo perenne sorriso smagliante, a volte la irritava, soprattutto quando era triste. Il Marrone era molto materno con Perla, e lei trovava sempre conforto in lui.

Come a ogni colore attribuiva un nome di persona, così a ogni persona che conosceva attribuiva un colore, cosicché spesso le capitava di confondersi, anche in pubblico, e di non essere capita…

Ai colori corrispondeva anche un numero, un odore, una sensazione. Quindi il suo linguaggio non era fatto né di parole, né di note musicali, ma di colori!

Era sempre circondata da loro ovunque andasse, le danzavano intorno e le ricordavano tante cose.

Un giorno, però, i colori cominciarono a sbiadirle davanti, e a somigliarsi sempre di più. All’inizio non voleva accettarlo, pensava di essere stanca. Poi questa uniformità nel vederli diventò sempre più accentuata, e infine si limitò a vederne solo due: il Grigio e il Nero. Come se la tavolozza si fosse tutta mischiata, scurendo l’insieme sempre di più. Continuava a domandarsi dove fossero finiti i suoi amici, i suoi fedeli confidenti, i suoi fratellini di giochi. Li cercò in giro dappertutto, fintanto che non si rese conto che non li avrebbe più rivisti.

Disperata, si chiuse in una stanza buia e non voleva più uscire di lì.

A niente valevano i richiami dei genitori, del fratello, dell’amica del cuore. Lei non voleva più confrontarsi col mondo grigio e nero, non voleva ammettere di non riuscire più a vederlo multicolore, volteggiante intorno a lei come le ali di una farfalla.

L’unico modo per rivedere i colori era lo specchio. E infatti, quando si specchiava, Perla non vedeva la propria immagine riflessa, ma le apparivano i colori, che rappresentavano la sua anima. Tutte le volte, però, anche i colori più luminosi erano disturbati da punti neri, che qualche volta disegnavano strisce, o assumevano altre forme, a seconda dei dubbi, degli sbagli, delle angosce che tormentavano il suo cuore.

Le capitava d’illudersi lì per lì che quei maledetti punti neri fossero spariti. Ma ecco che li vedeva riaffiorare ancora più radicati e strafottenti, che sembravano quasi farsi beffa di lei, salutandola dallo specchio.

A volte rimaneva incantata ore e ore a fissare i colori più straordinari, che le ricordavano i suoi pensieri più belli, esperienze indimenticabili… Aspettava sperando che le ombre, le parti più oscure si dileguassero per lasciare definitivamente spazio alla luce! Eppure questo non succedeva mai. E anche nel caso in cui i colori componevano un dipinto armonioso, non comparivamo mai tutti insieme.

Un giorno, proprio il giorno in cui prese consapevolezza dei lati di sé che aveva da sempre disprezzato e che non era mai riuscita a accettare, specchiandosi vide qualcosa di inaspettato: la sua immagine componeva un arcobaleno perfetto. Perla era felice.

 

Pearl and her colors

 

From the time she was a baby, Pearl often wandered around amidst her father’s paintings. Perhaps this is why she became so obsessed with colors. For Pearl color was everything. When she had to choose a book, a dress, an elastic band, some ink, or even something to eat, her best advisor was always color.

When she went into a bookshop, she didn’t look at a book’s title nor its author, she was only interested in the color of a book’s cover. She spent hours looking at the spines of books, until one color predominated over the others for her to choose.

Another favorite place of hers was the ice-cream parlor. There she had a good time looking at all the ice cream flavors. She was enchanted by the Green of the pistachio, the White of the cream, the Brown of the chocolate and she submerged her own imagination in them.

They were her best friends. Some were more cold, some more warm. She nourished herself with them, with their nuances, which expressed their changes of mood. She gave them a life, a shape, a consistency and a taste, so much so that sometimes she was tempted to eat them.

She liked to match them, to ensure that the most similar colors were getting along well one with one other. And sometimes she tried to see what would happen when she brought two opposite tones together. Sometimes her daring attempts proved successful, when two opposing colors would no longer separate, breeding extraordinary mixes instead.

Very often when Pearl returned home she found her friends fighting. Once, however, after her usual morning walk with light Blue, she saw a glittering that caught her attention. She had found herself in front of something she had never seen before: A Green and Blue who had joined, giving birth to a new and wonderful creature that Pearl was very glad to introduce into her big family.

Her favorite colors were ambiguous, full of nuance and difficult to define. She liked to name them anyway and when they looked pale, she was tried to brighten them up.

After her walk in the park with Blue, in the morning breeze, she would have her lunch with Green, who always took her to the Vegetarian Restaurant, her favorite. And after that she would take a nap with a very enveloping Orange. He had a good time tickling Pearl and she abandoned herself into his arms every time, after splitting her sides with laughter.

When she would wake up in the morning, she liked to joke with Bordeaux, who was not only a playful person, but also a very wise counselor. Her favorite company though was Red wine. She liked to look at him while they remained in silence for hours. She was in love with him as he had captured her heart with his fascinating light. When she would try to seduce him with a compliment, at first he would turn a deep red, revealing his charm all over again.

Red wine had a distant relative, a Black, who gave him a certain solemnity. Bright Red, of course, with his provocative radiance, was more brilliant than his ancestor and Pearl liked to take him with her to parties! She had a shy, reverential attitude towards Green and she would consult him when making difficult decisions. Yellow, with his perennial dazzling smile, sometimes irritated her, especially when she was sad. Brown was very maternal with Pearl and she always took comfort in him. Pearl was in awe of Violet.

She was indeed surrounded by colors wherever she went. They danced around her and reminded her of many things. Her private language was made up not of words nor musical notes but of colors! She gave every color a person’s name and she assigned a color to each person she knew. She also gave each color a number, a smell and a sensation. With so much going on it often happened that she got mixed up, and when she was in public, she was often misunderstood.

One day however all of Pearl’s colors began to grow pale before her eyes and they continued to fade until each color more or less resembled its neighbor.

At the beginning she didn’t want to accept this occurrence. She thought that maybe she was just tired and not seeing clearly. As time passed however this uniformity in her perception became more and more evident until finally she could only perceive two colors: Grey and Black. It was as if her color palette was all mixed together, becoming more and more dark. She kept wondering where her colors had disappeared to, her dear friends, her loyal confidants, and her playful brothers. She looked for them everywhere until she finally realized that she would never see them again.

Desperate, she locked herself in her dark bedroom, wishing never go out again. Pearl’s parents, her brother and her best friend all tried to reach out to her, to convince her to open her door, but their efforts were in vain. Pearl didn’t want to face a black and grey world, she did not want to admit that her world was no longer made of many colors, softly circling around her like butterfly wings.

The only way she could find to see colors again was to look in the mirror. And in fact, when she looked in the mirror, Pearl did not see her image reflected,

she saw colors instead; colors which spoke of the state of her soul. Each time she looked in the mirror however, even the most luminous colors were marred with black dots, which sometimes became stripes or other shapes, according to the doubts, mistakes and anxieties which tormented her heart. Sometimes she imagined that these troublesome black dots had disappeared, but then she would see them reappear all the more insistently. It seemed as if they were almost making fun of her while studying her reflection.

From time to time she was enchanted by her visions and she remained fixated for hours on the most extraordinary colors she saw, colors that reminded her of her most beautiful and memorable thoughts. Meanwhile she hoped that the shadows and obscure passages of the colors she saw would recede and make permanent way for the light. But this never happened, alas. Even when the colors aligned themselves in a harmonious array, they never appeared completely together again.

One day, the very day in fact that Pearl became fully aware of the aspects of herself which she had always disliked and could never accept, while looking in the mirror, she saw something completely unexpected: she saw that her reflection was indeed made up of a full spectrum of color, forming a perfect rainbow. Pearl was happy.